Prigionia e leggi retrograde: più vieti, più consumi

Prigionia e leggi retrograde: più vieti, più consumi

La Global Commission on Drug Policy ha di nuovo detto la sua, come ogni anno. L’organizzazione nata nel 2011 con la competenza di individuare, sostenere e favorire la lotta alle droghe ha dimostrato una correlazione che, a noi che lavoriamo in questo campo, era già chiara da un po’: il proibizionismo non limita il consumo di droghe, le aumenta. E non solo, aggiungiamo noi. Queste politiche repressive che servirebbero a ridurre il consumo di tutto ciò, in realtà, stanno favorendo la criminalità organizzata e la distribuzione illegale.

Come sapete, il nostro “Bel Paese” da oltre 30 anni considera la cannabis una droga. Questa decisione che è stata contraddetta perfino dall’OMS non sembra muovere i potenti che continuano additare e diffondere informazioni false.

Ma non generalizziamo. Il Covid-19 ha aperto gli occhi sull’attuale situazione economica e nei giorni scorsi vi abbiamo parlato di quelli che per noi sono i tre vantaggi principali che la legalizzazione della cannabis potrebbe portare. Questi benefici non sono sfuggiti a tutti e il Ministro del M5S Michele Sodano ha chiesto, giustamente, al Presidente del Consiglio Conte di ridiscutere la legalizzazione, una richiesta che è stata fortemente ostacolata da Matteo Salvini che ha detto, parlando della cannabis, «la droga è merda, è morte».

Noi riteniamo che finché l’ignoranza regnerà sovrana nel nostro Paese non ci sarà futuro, per questo ci impegniamo quotidianamente per raccontarvi la verità attraverso le nostre rubriche informative sui terpeni e sulle novità del mondo della cannabis.

Come il proibizionismo sta limitando la crescita economica

Alla luce delle mosse politiche ostacolate, vogliamo anche parlarvi di quello che è emerso dalle analisi internazionali. Dopo aver riconosciuto l’inadeguatezza delle leggi repressive, infatti, gli Stati hanno preso atto dei risultati ottenuti invece dai Paesi che hanno legalizzato la cannabis includendola, a tutti gli effetti, nella loro economia. Riduzione della criminalità organizzata, inclusione sociale e sviluppo dell’economia su nuovi fronti, giusto per citare alcune delle

positività emerse in oltre 50 pagine di analisi.
Il succo dell’elaborato è che bisogna abbandonare la cosiddetta “war on drugs”, dando sempre priorità al cittadino – quindi, vuol dire, che non si devono sottovalutare eventuali rischi e impatti sulla riduzione delle politiche repressive – favorendo un consumo responsabile che incentivi la vendita e non colpisca i consumatori.
Questo pensiero internazionale dovrebbe avere, in realtà, un immediato riscontro nel nostro Paese dove la criminalità organizzata sguazza indisturbata nell’ambito delle vendite considerate illegali: legalizzare potrebbe essere il primo passo efficace per contrastare davvero il crimine, risollevare l’economia e salvaguardare cittadini innocenti.

A tal proposito vogliamo farvi porre l’attenzione su quanto le leggi retrograde del nostro Paese – che risalgono al Testo unico sugli stupefacenti del 1990 – oggi compromettano la vera e propria libertà dei cittadini.

Beneficiare della cannabis uguale carcere: così è in Italia

33mila cittadini segnalati, 4mila minorenni e un miliardo di euro spesi per l’incarcerazione di persone accusate di aver consumato cannabis, una pianta con effetti benefici sul corpo e sulla mente. Ebbene non è uno scherzo: sono i dati italiani raccolti nell’ultimo anno che limitano la libertà di cittadini innocenti trovati in possesso anche di pochi grammi di cannabis.

Queste circoscrizioni possono essere applicate anche con sanzioni quali il ritiro della patente di guida (anche se

non si stava guidando al momento della “cattura”), della carta d’identità per espatriare o del permesso di soggiorno.
Il dato ancora più interessante riguarda il fatto che la repressione è legata per il 77,95% al consumo di cannabis e solo restanti percentuali interessano, invece, le droghe pesanti, quali cocaina ed eroina, che, secondo la Relazione annuale, solo nell’ultimo anno hanno provocato un morto al giorno.

Da questa disparità gravissima, ne emergono altre quali il sovraffollamento carcerario e la burocrazia rallentata da sentenze inutili che prendono spesso di mira i piccoli consumatori, lasciando indisturbata la vera criminalità. Al termine di questo breve report, quindi, viene proprio da chiedersi: quali sono i vantaggi nel proibire la cannabis se, accettandola, ci otterrebbero benefici giudiziari, economici e salutari?