Era solo di pochi giorni fa l’esplosione di gioia del ministro Mantero, e di tutti i coltivatori di cannabis light, per l’inserimento della materia nella Manovra 2020. Il sub-emendamento, che prevedeva la tassazione e la commercializzazione a tutti gli effetti e in tutti gli aspetti della cannabis light, è stato stralciato dal Senato che oggi ha approvato la Legge di Stabilità con 166 sì e 128 no. Il ministro Salvini, promotore della disinformazione fin dallo scorso 30 maggio, ha affermato «ci tengo a ringraziare il Presidente del Senato a nome di tutte le comunità di recupero dalle dipendenze che lavorano in Italia e a nome delle famiglie italiane per aver evitato la vergogna dello Stato spacciatore».
La dimostrazione che l’Italia non era pronta per il cambiamento è in queste parole.
 

De Pretis vs Casellati: «Accusati di essere dei drogati»

È stata la presidente del Senato, Elisabetta Casellati, la prima a bocciare la norma che dava il via libera alla cannabis light. Secondo la rappresentante, lo stop è stato determinato dall’«estraneità di materia» rispetto alla Manovra di Bilancio in approvazione, e in aula è scoppiato, giustamente, il dissenso. Da un lato la maggioranza del M5S che aveva

promulgato la materia e dall’altro la Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia che hanno applaudito alla scelta della senatrice.

Il futuro della cannabis light: rischio stop definitivo

Sebbene la sentenza dello scorso 30 maggio non sancisse, per quanto determinata a farlo, la definitiva chiusura dei Grow e degli Hemp shop, questa attuale situazione potrebbe mettere a serio rischio un business da 40 milioni di euro, secondo quanto dichiarato dalla Coldiretti.

Quello che è certo è che l’Italia è ancora cieca.
Nonostante la costante informazione che noi e i nostri colleghi abbiamo fatto, nonostante la testimonianza di coloro che hanno davvero testato i benefici della cannabis light sulla loro pelle e nonostante tutti gli studi che hanno dimostrato e stanno dimostrando i risultati n campo medico e scientifico, la decisione presa in senato ci toglie ogni sospetto sull’ignoranza che ha guidato le potenze verso l’esclusione della pianta.
Questa mancata volontà di liberare dal pregiudizio una pianta che potrebbe migliorare la produzione in campo tessile, industriale e alimentare, però, ci apre a molte altre questioni, tra le quali il vero motivo che si nasconde dietro questa scelta.